Teramo – 23 marzo 2013
Presentazione del progetto nel carcere
Stefano Liberatore (direttore del carcere)
Claudio Andreoli (direttore SIS)
Maurizio Brucchi (sindaco)

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PROGETTI SPECIALI: DONNE IN CARCERE

Il mondo delle carceri è un universo rimosso. Parliamo dei penitenziari e dei reclusi quando c’è un fatto di cronaca, quando vediamo i tanti film o telefilm noir, se individui o collettività vengono segnati irreversibilmente da atti di violenza. Dal Settecento si cerca, senza successo, di uscire da una logica di pena come vendetta. Ma indipendentemente dalle complesse riflessioni etiche e filosofiche riguardanti la detenzione come recupero anziché come ritorsione, c’è un dato di fatto oggettivo: tutti gli italiani e le italiane, secondo quanto sancito dalla costituzione, hanno il diritto di tutelare la loro salute. Vorremmo anche ricordare, a chi non condividesse le nostre premesse giuridiche e morali, che, da un punto di vista ideale e deontologico, per i medici ogni essere umano deve essere sacro, mentre da una prospettiva puramente economica e pragmatica, costa di più curare che evitare e prevenire e costa comunque meno intervenire quando la malattia è all’origine.

Molti artisti, medici, volontari, politici hanno cercato, soprattutto negli ultimi decenni, di superare le barriere fisiche e psicologiche delle carceri per raggiungerne gli abitanti. Molti dei quali stranieri, disagiati, analfabeti, deteriorati dalla vita prima di avere inferto loro stessi ferite ad altri o alla società. La maggior parte, detenuta per brevi periodi e per atti non gravi, esce dal penitenziario irreversibilmente danneggiata.

Per impedire che le donne detenute riacquistino la libertà, non solo cariche di un’ulteriore, grave, esperienza, ma segnate anche dalle conseguenze di una malattia, come il cancro al seno, che può ulteriormente ledere il loro equilibrio psico-fisico, la Scuola Italiana di Senologia considera la prevenzione nelle carceri un obiettivo prioritario. Stiamo da anni quindi lavorando a livello istituzionale perché nelle carceri di tutt’Italia sia garantita quest’opportunità con il duplice intento di tutelare la salute delle carcerate e di coinvolgere la loro partecipazione, con un messaggio di fiducia e di democrazia etica e civica, rendendole protagoniste di un processo di riabilitazione e di reintegrazione sociale.

Dal 2012 al Carcere di Castrogno di Teramo

Dal 2012 la Scuola Italiana di Senologia promuove una campagna di informazione e svolge attività di prevenzione senologica (visite senologiche, ecografia e mammografia) a favore delle detenute della Casa Circondarialecarcere di Teramo. Quest’iniziativa nata nell’ambito di “Primavera Abruzzese: 99 volte in rosa” che, da marzo a giugno 2012,ha visto la Scuola presente nella regione con ben 99 eventi è stata resa possibile e ha potuto essere annualmente riproposta grazie alla disponibilità, sostanziale e non istituzionale, del responsabile Stefano Liberatore e del sindaco-senologo della città, Maurizio Brucchi.

In tutte le edizione le carcerate hanno risposto con partecipazione e coinvolgimento. A volte sono intervenute direttamente nella discussione, altre volte hanno chiesto a compagne e ad amiche di farsi portavoce dei loro dubbi. Pur trovandosi in una condizione ben nota di disagio, dovuta alla situazione delle carceri in Italia, ma in generale in tutto il mondo Occidentale le donne del Carcere di Castrogno, a Teramo, hanno comunicato la loro voglia di vivere, la loro paura di ammalarsi e soprattutto di non essere curate in modo adeguato, svelando un commovente attaccamento alla loro pur così difficile esistenza e la capacità di proiettarsi verso un futuro migliore.

DONNE IMMIGRATE

Tra gli aspetti più significativi dell’area dedicata all’informazione per la quale opera la Scuola Italiana di Senologia, c’è la presenza costante di donne immigrate. Le abbiamo viste e sentite a Novate Mezzola, in provincia di Sondrio, nella serata in cui abbiamo parlato con le donne montane della zona, a Cremona, durante l’incontro sulla prevenzione – dal significativo titolo Perché l’amore può vincere il tumore al seno, nell’ambito del Festival Le corde dell’anima insieme all’Associazione Apomonlus, a Varese, quando più volte abbiamo organizzato eventi con un’altra Associazione amica, Caos. E ancora c’erano in Abruzzo, qua e là, ad animare le moltissime manifestazioni dedicate alla prevenzione e alla lotta contro il tumore al seno.

Ma non ci basta più. Poche, comunque, troppo, rispetto alla presenza sul territorio. Per questo, nel progetto che stiamo delineando e per il quale stiamo cercando idee, fondi, volontari, che coinvolgerà una porzione di Milano con l’appoggio della Regione e del Comune e con il contributo di realtà artistiche, culturali, associazionistiche varie, le immigrate saranno uno dei nostri obiettivi prioritari.

Raggiungerle, coinvolgerle, renderle attive, informarle, perché siano soggetti combattivi contro la malattia, ma anche perché diano il loro contributo nel diffondere una coscienza dei problemi che ancora manca. Perché lo stesso screening attivato dalle Asl e utilissimo, segno di una sanità nazionale di altissimo livello, da difendere con tutte le forze, continua a non raggiungere né la fascia più bassa e fragile, nella quale rientrano anche le immigrate, né la fascia alta, culturalmente elevata, ma ciò nonostante preda di un fatalismo dai tratti spesso arroganti, che viene piegato, oimè, solo dalla malattia, quando si presenta. Questa percentuale di popolazione femminile non sa ancora che, attraverso la prevenzione, si può aggredire il tumore al seno all’origine, quando è più semplice guarirlo.

Grazie dunque a tutte le associazioni, circoli, persone, che in questo periodo ci stanno aiutando a mettere a punto una mappa sociale e sanitaria circoscritta per ora a una zona di Milano. Grazie alla Regione che sarà al nostro fianco, al Comune di Milano, a Dolores Pisapia che ci sostiene, a Veronica Marzotto che ben conosce questa realtà, cui si è professionalmente dedicata da una vita. Noi proseguiamo, passo passo, per raggiungere il nostro obiettivo

DONNE ANZIANE

Nelle donne sopra i 65 anni l’incidenza del carcinoma mammario è circa 5 volte superiore rispetto alle più giovani. In Europa, in questa fascia di popolazione, 4 donne su 1.000 sviluppano la malattia e la mortalità per causa specifica risulta 8 volte maggiore, con una sopravvivenza che diminuisce con l’aumento dell’ età alla diagnosi.

Per il costante incremento della speranza di vita alla nascita che si sta registrando nei Paesi occidentali e il conseguente progressivo invecchiamento della popolazione, il carcinoma mammario rappresenta oggi uno dei problemi più pressanti per la sanità: nei prossimi anni, richiederà un impiego sempre maggiore di risorse economiche e organizzative.

In Italia, ad esempio, dove si stima che nel 2030 vivranno 70 uomini ogni 100 donne, se l’aspettativa di vita media di una persona di sesso femminile di 65 anni è di circa 17 anni, quella di un’ottantenne è di oltre 8 anni. Questi dati epidemiologici, pur offrendo la misura delle rilevanti dimensioni del problema, non sono di per sé sufficienti a evidenziarne appieno la complessità. Quando la malattia si manifesta nelle donne anziane entrano infatti in gioco variabili come la frequente presenza di altre malattie concomitanti o il rapporto fra età anagrafica ed età biologica che, a parità di stadio clinico, possono influire sulla prognosi e, soprattutto, condizionare in maniera determinante le scelte terapeutiche.

Da qui la necessità di identificare percorsi di diagnosi e cura condivisi e standardizzati, che tengano conto delle peculiarità di questa popolazione. Oggi si accettano comunemente i settant’anni come confine oltre il quale una persona è considerata anziana. Un’attenta valutazione non dovrebbe peraltro basarsi unicamente sul dato anagrafico, ma richiedere un’accurata analisi funzionale dello stato biologico. Questo aspetto diventa cruciale in ambito clinico, e in oncologia in particolare, quando occorre identificare uno spartiacque nell’analisi rischi-benefici dei programmi terapeutici proposti ai pazienti anziani. Pazienti che spesso presentano un aumento della tossicità alla chemioterapia e alla radioterapia legato alla modificazione di alcuni fattori, come la telomerasi, coinvolti nei meccanismi di invecchiamento, conservazione omeostatica e stabilità cellulare.

L’impegno della Scuola nei confronti della popolazione anziana e’ su piu’ fronti:
Informazione diretta
Il ritardo diagnostico è certamente una delle cause principali dell’elevata mortalità che si registra nella popolazione anziana. Sono infatti ancora molti i casi localmente avanzati che giungono all’osservazione clinica. Le ragioni sono molteplici: dalla scarsa informazione alle difficoltà nel raggiungere i presidi diagnostici, dalla poca attenzione per la prevenzione a una sorta di fatalismo con cui a volte queste pazienti vivono il loro problema. Grazie all’impegno e alla disponibilità dei nostri docenti e alla collaborazione di numerose associazioni di donne e pazienti, realizziamo in Italia incontri di informazione specifici con e per le donne anziane (case di riposo, luoghi di ritrovo, ecc)

L’attenzione alle anziane passa anche dal nostro continuo ribadire sui giornali, nelle trasmissioni radiotelevisive, prima e dopo gli eventi culturali che realizziamo, il difetto di intervento nell’impostazione delle cure

Ricerca clinica   
Parte delle nostre risorse sono dedicate alla gestione di studi clinici espressamente disegnati per le donne anziane. Cosa questa di grande importanza, visto il rapporto inversamente proporzionale che esiste tra la frequenza di patologia neoplastica mammaria nelle donne anziane e numero di studi clinici controllati che le riguardano e che, in genere, si fermano nell’arruolamento dei casi all’età di 65 anni.

Incontri scientifici  
Le tematiche del trattamento della patologia mammaria nelle donne anziane sono costantemente trattate nei nostri corsi e seminari. Inoltre, il 20 settembre 2010, la Scuola ha organizzato in Humanitas, Rozzano (MI), il convegno “Il tumore del seno nella donna anziana”, cui hanno partecipato oltre 400 specialisti. Di questo evento, conclusosi con un intervento di Umberto Veronesi, è qui disponibile la relazione introduttiva del Direttore della Scuola, Claudio Andreoli.