Il carcinoma della mammella può diffondersi nell’organismo e riprodursi in altri organi sia attraverso i vasi sanguigni che, più frequentemente, per via linfatica.  Per questa ragione sapere se la malattia abbia o meno interessato i linfonodi è un parametro di grande importanza nel pianificare i programmi di cura.

Per la stadiazione ascellare fino all’inizio degli anni 2000 veniva praticata in tutti i casi l’asportazione totale dei linfonodi. Oggi invece la metodica di elezione è rappresentata dalla  biopsia del “linfonodo sentinella”, procedura molto meno invasiva ormai che riduce considerevolmente le complicanze post-chirurgiche e il rischio di comparsa di edema del braccio.

Cos’è  il “linfonodo sentinella”
Con questo termine si intende il primo linfonodo ascellare (o gruppo di linfonodi) che riceve la linfa proveniente dall’area della mammella sede del tumore; rappresenta quindi il primo tessuto che potrebbe essere interessato dallo sviluppo di cellule neoplastiche trasportate per via linfatica.

Come avviene la biopsia

Entrambe le procedure sono completamente indolori e la scelta dell’una o dell’altra dipende dal tipo di organizzazione delle diverse strutture ospedaliere. Se da un lato infatti l’uso del tracciante radioattivo garantisce in genere maggior precisione nell’individuazione del linfonodo da asportare, dall’altro, comporta una maggior complessità organizzativa non foss’altro per la necessità di disporre di un servizio di medicina nucleare.

In caso di localizzazione con tracciante radioattivo durante l’intervento, il chirurgo con l’ausilio di una sonda che viene passata lentamente in corrispondenza del cavo ascellare, individua la zona di maggiore emissione del segnale radioattivo e viene radioguidato all’asportazione del linfonodo che può essere effettuata attraverso la medesima incisione utilizzata per rimuovere il tumore quando è localizzato nel quadrante supero-esterno della mammella oppure con una piccola incisione praticata sotto l’ascella.

Il linfonodo asportato può essere analizzato intraoperatoriamente (mentre la paziente è anestetizzata) nei centri che dispongono di un servizio di Anatomia Patologica immediato, oppure in definitivo (alcuni giorni dopo l’intervento chirurgico). In entrambe i casi l’esito istologico è certo. L’unico vantaggio della metodica intraoperatoria è che il risultato si ottiene dopo circa 50 minuti e permette, in tempo reale di avere un’idea sullo stato linfonodale evitando così l’asportazione di tutti i linfonodi ascellari (dissezione ascellare) qualora il linfonodo sentinella esaminato risultasse sano e d’altro canto se invece risultasse interessato da malattia neoplastica (macrometastasi), di procedere subito alla dissezione ascellare (per i casi che lo prevedono) evitando alla paziente un secondo intervento chirurgico